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Tecniche Complementari

Si definiscono Tecniche Complementari (TC) quell’insieme di procedure terapeutiche non ancora facenti parte a pieno titolo della Medicina Scientifica, per mancanza o carenza di conoscenza obiettiva delle stesse.

Solitamente hanno origine nelle principali etnomedicine o nella pratica empirica di uno o più studiosi del passato o del presente. Vengono definite complementari soprattutto quando il loro meccansimo d’azione e la loro efficacia terapeutica non sono ancora dimostrate scientificamente essere differenti dal placebo.
La maggior parte di tali tecniche complementari vengono utilizzate per problematiche circoscritte.

Esse sono considerate circoscritte principalmente per tre ragioni:

  1. Sono limitate ad un settore della patologia (ad es: il blocco dei punti trigger nel dolore miofasciale).
  2. Sono limitate ad una fase fisiopatologica della patologia in oggetto (ad es: utilità dell’ impiego dell’agopuntura nell’asma da sforzo del giovane atleta e sua inutilità nella bronchite cronica asmatiforme dell’anziano enfisematoso).
  3. Sono limitate, infine, a trattare uno o più sintomi di un determinato quadro patologico senza poterne condizionare la prognosi, ma limitandosi a migliorare la qualità di vita.

Oltre a queste limitazioni intrinseche sono complementari perché:

  1. In quanto, anche se di origine squisitamente empirica, vengono indagate e sviluppate secondo i dettami della metodologia di ricerca scientifica e vengono praticate seguendo i principi fisiopatologici e l’inquadramento nosologico della Medicina Scientifica.
  2. Non assumono valore di Medicine “altre”.
  3. Non hanno alla loro base una concezione olistica o vitalista.
  4. Non sono assolutamente in grado di sostituire in toto la terapia farmacologica o chirurgica considerate, a torto o a ragione, maggiormente invasive ma le affiancano come terapia d’appoggio oppure, le vicariano solamente in settori limitati.

Infine praticare la Medicina non Convenzionale da un punto di vista complementare è anche un punto di vista soggettivo di chi opera, il quale:

  1. Non si sente deluso dalla Medicina Scientifica ma ne riconosce il primato su ogni altra considerazione, comprendendo quale enorme valore abbia la conoscenza accumulata tramite la sperimentazione di base e clinica.
  2. Non si sente alternativo, ovvero al di fuori della comunità scientifica e professionale medica che si riconosce nella Medicina Ufficiale.
  3. Utilizza anche le tecniche empiriche non scientifiche con la consapevolezza che tale “eccesso” di empiria sia un limite e mantenendosi sempre disponibile ad abbandonare una terapia o un settore terapeutico qualora ricerche successive ne dimostrassero l’inefficacia.
  4. Contribuisce in misura delle proprie possibilità e capacità alla verifica sperimentale di dette tecniche.
  5. Non ha spirito settario verso i colleghi che non praticano le TC e ne ricerca la collaborazione nell’interesse del paziente e della conoscenza.
  6. Non pratica le TC solamente per fini economici ma come completamento del proprio bagaglio professionale

La Complementarietà di una tecnica quindi consiste non solamente nella sua possibilità di occupare uno spazio nella terapia, affiancando la Medicina Ufficiale, ma anche nella sua appartenenza alla Medicina Scientifica.

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