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Effetto dell’agopuntura sulla fatica in pazienti con morbo di Parkinson: uno studio randomizzato controllato.

Scopo dello studio è valutare l’effetto dell’agopuntura sulla fatica in pazienti affetti da morbo di Parkinson.
I pazienti sono stati suddivisi in modo randomizzato in due gruppi, quello di studio (GS) e quello di controllo (GC). Nel gruppo di studio GS i pazienti sono stati trattati con agopuntura, nel gruppo di controllo GC sono stati trattati con agopuntura sham. In entrambi i gruppi il trattamento è stato effettuato 2 volte alla settimana per 6 settimane.
Nel gruppo GS il trattamento è stato effettuato con aghi Seirin 36 Gauge, 25mm, infissi ad una profondità variabile tra 0,5 e 1 cm in questo ordine GV20, GV24, CV6, a destra LI10, HT7, ST36, SP6, a sinistra LI10, HT7, ST36, SP6. Per ciascun punto l’ago è stato stimolato ruotandolo in senso orario per 3 volte. La durata della seduta è stata di 30’. Gli aghi al termine di ciascuna seduta sono stati rimossi nell’ordine di infissione. Nel gruppo GC (agopuntura sham) veniva inserito in un tubo guida uno stuzzicadenti dalla punta arrotondata e posizionato in un punto non di agopuntura e pressato sulla cute e mantenuto per 30’. L’ordine di posizionamento e rimozione era quello del gruppo GS. In entrambi i gruppi pazienti sono stati bendati al fine di non conoscere il gruppo in cui sono stati collocati e tutte le valutazioni sono state effettuate in cieco.

Sono stati inclusi pazienti: con trattamento farmacologico stabile da 30 giorni, fatica moderata o severa secondo l’item UPDRS; sono stati esclusi pazienti con: demenza, altre condizioni mediche che causano fatica, depressione, esposizione all’agopuntura negli ultimi 6 mesi.
L’endpoint primario è stato il cambiamento del punteggio alla Modified Fatigue Impact Scale a 6 settimane. Gli endpoint secondari hanno incluso il tono dell’umore, il riposo notturno la qualità di vita e il mantenimento del beneficio a 12 settimane.
Sono stati trattati in totale 94 pazienti, di cui n=47 nel gruppo GS e n=47 nel gruppo GC.

Entrambi i gruppi alla fine del trattamento e a 12 settimane dall’inizio del trattamento hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo relativamente alla fatica. Tra i due gruppi tuttavia non si è registrata una differenza statisticamente significativa. Non sono stati osservati importanti effetti avversi. Riguardo gli endpoint secondari è stato descritto un miglioramento significativo dopo il trattamento sia nel gruppo GS sia nel gruppo GC. Tra i due gruppi tuttavia non si è registrata una differenza statisticamente significativa.
L’agopuntura potrebbe migliorare la fatica correlata al m. di Parkinson, tuttavia l’agopuntura vera non sembra avere un’efficacia migliore dell’agopuntura sham. Il miglioramento della fatica sarebbe pertanto legato a effetti aspecifici o ad effetto placebo.

SPUNTI PER LA DISCUSSIONE
Il presente studio riporta una buona efficacia dell’agopuntura vera sulla fatica in pazienti con morbo di Parkinson. Tuttavia non si evidenzia una differenza statisticamente significativa rispetto alla agopuntura sham. Il meccanismo ipotizzato dagli Autori è quello di un effetto non specifico o placebo. Inoltre si osserva che alcuni dei pazienti potrebbero essere condizionati da pregresse esperienze con l’agopuntura. Viene riferita anche una scarsa specificità dei punti. Secondo l’esperienza dell’AIRAS, invece, vi è una peculiarità e una specificità nella scelta dei punti, dimostrata anche da alcuni studi scientifici. Una possibile spiegazione potrebbe risiedere nella scelta dei punti o nella non ottimale stimolazione ricevuta dal paziente.

Potrebbe essere utile effettuare nuovi studi in cui vengano testati ulteriori schemi di trattamento e con frequenze di sedute settimanali differenti, in modo da valutare in modo approfondito eventuali differenze rispetto al trattamento sham.

Kluger BM, Rakowski D, Christian M, Cedar D, Wong B, Crawford J, Uveges K, Berk J, Abaca E, Corbin L, Garvan C. Randomized, Controlled Trial of Acupuncture for Fatigue in Parkinson’s Disease. Mov Disord. 2016 Mar 29. doi: 10.1002/mds. 26597.

A cura di: Alessandro Midiri
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