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BALLERINA E TRAUMA AL PIEDE

Nel luglio ultimo scorso una ragazza di 25 anni, M. C. ballerina classica, giunge alla mia osservazione: ha dovuto interrompere da quasi un anno la sua attività per un dolore (VAS 7) localizzato alla pianta del piede destro tra il primo cuneiforme ed il primo metatarso (articolazione cuneo-metatarsale dell’alluce) a seguito di trauma contusivo in tale sede (durante un balletto).
Dopo l’evento, nell’impossibilità di ballare per intense algie, aveva fatto seguire una settimana di riposo e quindi, per il persistere dei dolori anche a riposo, si sottoponeva ad Rx piede destro con il seguente esito: (12/09/12): ‘ non segni radiografici certi di lesioni ossee di tipo traumatico ‘. Sulla scorta della sostanziale negativià del quadro radiografico la paziente decide (costretta anche dall’impotenza funzionale) di proseguire il riposo per altre 3 settimane e si auto medica con FANS ottenendo solo una parziale riduzione del dolore che comunque le ritorna alla deambulazione. Protraendosi la condizione algica la paziente si sottopone a varie consulenze: Ortopedico, Fisiatra, Medico Sportivo, Fisioterapista esperto e dedicato (del Corpo di Ballo della Scala di Milano) che la trattano con varie modalità e  schemi terapeutici (ultrasuonoterapia, ionoforesi, fisiokinesiterapia riabilitativa, massaggi Ayurveda, onde d’urto, Tecarterapia) senza apprezzabile risultato (VAS invariata ed intenso dolore alla pianta dell’avampiede soprattutto in appoggio).
Su indicazione di un altro Ortopedico si sottopone a RNM (7/05/2013): ‘Esame mirato in particolare all’avampiede destro, sede elettiva dolente. Rapporti articolari conservati. Lieve relativa disomogeneità del segnale a livello dei sesamoidi del primo metatarso con relativa iperintensità di quello laterale nelle sequenze STIR. Si associano modesti segni di imbibizione edematosa a livello della placca plantare sottostante. Un po’ ispessito il complesso capsulo-ligamentoso metatarso-falangeo di questo raggio. Non alterazioni morfo-strutturali a carico dei segmenti tendinei compresi nel tratto esaminato’.
La paziente rifiuta l’ulteriore terapia infiltrativa propostale e arriva alla mia osservazione (presente sindrome depressiva di media entità con insonnia – risvegli notturni).
Il piede ha aspetto normale all’e. o., non sono presenti alterazioni cromatiche cutanee, i polsi sono presenti e normali; è presente intenso dolore (VAS 7) alla pressione sulla pianta del piede in corrispondenza delle teste metatarsali del I – II dito del piede destro; intensa algie all’appoggio plantare nella stessa sede.
Il trattamento che ho proposto alla paziente e che quindi ho messo in atto è stato:

– Bagni alternati caldo – freddo serotini
– Clody 200 mg (Etidronato) 1 f a dì alterni x 5 e quindi 1 f alla settimana per 3 settimane
– Laroxyl 1 gtt al di sino alla dose di V gtt
– Agopuntura somatica (aghi 0,30 x 30 ):

GB 34 – ST 41 (bilaterali, EAP: 4 Hz, I sulla soglia del paziente controlaterale; dalla 5^, dopo verifica della diminuzione del dolore omolaterale)
K 3 – BL 60 ((bilaterali, EAP: 4 Hz, I sulla soglia del paziente controlaterale; dalla 5^, dopo verifica della diminuzione del dolore omolaterale)
PC 6 bilateralmente
– Auricoloterapia (aghi 0,20 x 15):
ACTH – Talamo (omolaterali)
Triade relax orecchio sinistro (paziente destrimane): PMS, 0’ e Shen Men
Risultati:
Dopo 8 settimane sensibile miglioramento del dolore (la paziente riesce a camminare con scarpe provviste di modico tacco) che ancora persiste con aumento del carico sull’ articolazione, riferisce che “il dolore c’è ma sembra più lontano” (VAS 2). Ha interrotto l’assunzione dell’amitriptilina cloridrato.
A completamento della terapia (12 sedute) la paziente riesce a deambulare senza dolore. Ha ripreso gradatamente la danza e recentemente ha partecipando anche a saggi e competizioni.
Conclusione: il concetto di “terapia integrata” trova sempre applicazione in tema di terapia del dolore. Il  “sintomo dolore”, come è ben noto, è la risultante di molte componenti (sensoriale, emozionale, congnitivo-esperienziale, chimica ecc.) pertanto la strategia da mettere in atto deve considerare tutte queste componenti cercando di determinarne il “peso” in quella determinata sindrome algica.
In questo caso a termine di terapia si è potuto valutarne l’efficacia in termini di riduzione del dolore e miglioramento della performance fisica anche se in realtà manca una verifica ‘strumentale’ della situazione anatomica locale (la paziente ha rifiutato, almeno per ora, la mia indicazione a sottoporsi ad RNM di controllo).
A cura di: Mario Biral

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