Rapporto docente/discente in agopuntura
Riflessione 6
Come si sviluppa il rapporto docente/discente nelle differenti scuole di agopuntura riflessoterapica e tradizionalista (MTC)?
Tentiamo una prima analisi.
Il settore riflessoterapico.
I partecipanti di un corso di agopuntura, in Italia, sono tutti laureati in medicina e chirurgia, persone, quindi, che hanno studiato, superato esami e fatto una tesi.
Nello scambio di informazioni fra il docente ed il corsista, si usano concetti di medicina scientifica, propri ad ambedue le figure, senza fraintendimenti e dubbi in uno scambio paritario che si consolida nel tempo ad un livello di colleganza.
Si considera il docente semplicemente la persona più informata ed esperta ma sempre alla stregua di un collega. La trasformazione delle basi teoriche in operatività pratica consolida il sapere ed il saper fare senza pretendere “salti nell’irrazionalità” propria della teoria tradizionalista (MTC).
In un corso di riflessoterapia, oltre all’agopuntura nelle sue diverse espressioni operative, si trattano e si contestualizzano, come abbiamo già visto nelle riflessioni precedenti, molti concetti di base della medicina scientifica, procedimenti diagnostici e terapeutici.
Nella tipica scuola di medicina tradizionale cinese (MTC), al contrario, rimane difficile far acquisire la fase operativa dell’agopuntura con spiegazioni immanentemente comprensibili. Quindi si dovranno proporre molti seminari teorici per illustrare i principi della MTC che, più della comprensione, hanno bisogno di essere memorizzati acriticamente.
Si costruisce questo complesso corpus teorico-pratico su base fideistica: impossibile ogni dimostrazione scientifica e razionale. L’unica cosa che regge a fatica l’interesse verso la MTC è l’efficacia clinica dell’agopuntura, che dà corpo al fondamentale sillogismo dei tradizionalisti:
l’ipotesi vitalista ed energetica spiega l’agopuntura cinese;
l’agopuntura cinese ha efficacia terapeutica;
la teoria tradizionalista è vera in quanto l’agopuntura si dimostra efficace.
Per costruire questa infrastruttura teorica, basata sull’accettazione continua di concetti non dimostrabili, l’allievo di una scuola tradizionale ha necessità di credere quasi ciecamente al suo docente verso cui sviluppa una fedeltà acritica che spesso si trasforma in un rapporto di amicizia complice.
E’ il principio della setta: tutti sono legati da “UN SEGRETO” che in questo caso consiste nella MTC. Chi la pensa diversamente (i riflessoterapeuti o i professori universitari) è un pericoloso nemico.
Da parte sua, il docente che avverte questa ampia fiducia dei suoi partecipanti tende a sviluppare un senso di fiducia esaltata spesso arbitraria, in se stesso, che contribuisce a mantenere la sudditanza psicologica docente/discente diminuendo sempre di più la capacità critica di quest’ultimo.
Più che alla teoria della MTC si crede al Docente. Ed il problema maggiore è questo: c’è necessità di credere! Si crede in Dio, nella patria, nella bandiera, ma non in una cura o in un farmaco o in una procedura di terapia fisica.
A cura di: Francesco Ceccherelli
CONTINUA…..
Buongiorno e Buon Anno Nuovo a te e Carla!
Rispondo alla newsletter ed riporto qui alcuni miei pensieri, poiché non sono riuscito ad inserire il mio commento nell’apposito spazio in coda alla tua ultima “riflessione 6” sul rapporto tra MTC e approccio Riflessoterapico sul sito AIRAS.
Anzitutto grazie prof. per il prezioso stimolo alla riflessione. Mi permetto di riportare un mio breve pensiero sull’argomento che da qualche tempo sottoponi alla nostra attenzione.
Prima ancora che un confronto tra metodi e saperi diversi, ritengo che il dialogo tra due mondi così dissimili come quelli della medicina tradizionale cinese e quello riflessoterapico-scientifico, sia in realtà un confronto tra epistemologie diverse. Questo rende non solo erroneo cercare di “tradurre” ma anche impossibile farlo. E già la traduzione da un ideogramma apre problemi di interpretazione, figuriamoci quando è in ballo anche il sistema teorico di riferimento.
I due mondi sono accomunati dallo strumento agopuntura, ma si riferiscono a sfere di significato estremamente diverse.
Le parole che utilizziamo per descrivere la realtà, la creano e la determinano. Vale anche per il linguaggio scientifico, senza dubbio caratterizzato da pragmatismo conoscitivo ed efficacia, ma di certo da non confondere con la Verità.
Non esiste in questo caso un approccio vero e un altro falso, semplicemente esistono approcci diversi, non commensurabili.
Rimane tuttavia una problematica di coerenza metodologica e pragmatica.
Gli anni universitari di studio della medicina non sono solo un accumulo di nozioni ma plasmano le modalità conoscitive applicate. Il rischio maggiore è dunque che, nello studio della medicina tradizionale cinese, si porti inevitabilmente con sé il bagaglio scientifico, non tanto come corpo di conoscenza, ma come attribuzioni di realtà ad una struttura conoscitiva che fonda però le sue radici su altri presupposti. Si rischia di produrre un “minestrone” di significati.
Più che di una problema di metodo conoscitivo, credo quindi sia importante richiamare ad una coerenza logica che si traduca in una sistema congruente anche sul piano operativo.
silvano.mosna@gmail.com