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Stretching e muscoli in medicina manuale.

Stretching muscolare e lombalgie croniche in medicina manuale.

Lo stretching fa parte delle tecniche di medicina manuale e di rieducazione funzionale considerate “dolci”, perché effettuate dal paziente stesso. Gli stiramenti muscolo-aponevrotici permettono di allungare il muscolo portandolo nella direzione opposta alla sua azione fisiologica. Una pratica regolare di stretching muscolare permette di mantenere e migliorare l’estensibilità muscolo-tendinea, evitandone così un accorciamento progressivo cronico provocato dall’assenza di sollecitazioni muscolari.

 

Meccanismo d’azione.

Lo stiramento muscolare effettuato dal paziente permette di liberare i piani di scorrimento tra i differenti gruppi muscolari rendendoli così più elastici. Queste sollecitazioni meccaniche producono un aumento della temperatura interna dovuta allo scivolamento appunto dei piani muscolo-aponevrotici tra di loro. Lo stretching migliora inoltre il ritorno venoso e linfatico e contribuisce a migliorare  e ad affinare la propriocezione muscolare, ed infine  permette di interrompere il circolo vizioso “dolore-contrattura muscolare-inattività”.

Il suo ruolo nella lombalgia.

Nel lombalgico cronico, lo stretching deve essere specifico e si deve adattare alle differenze anatomiche e biomeccaniche dei muscoli interessati al trattamento; per questo, per i muscoli degli arti inferiori, che sono poco estensibili per la loro morfologia di muscoli pennati o bi-pennati (retto femorale, ischio-crurali, tensore della fascia lata, tricipite surale e pelvi-trocanterici) saranno privilegiati gli esercizi di stiramento/allungamento passivo, mentre che per i muscoli del tronco, che possiedono un’importante estensibilità (spinali, para-vertebrali, quadrato dei lombi, gran dorsale, ileo-psoas) saranno privilegiati gli esercizi di tensione attiva.

Come si attua lo stretching.

Secondo le regole della medicina manuale, il muscolo da trattare sarà posizionato nel senso opposto alla sua azione fisiologica; per esempio un flessore sarà posizionato in estensione.
Gli esercizi si eseguono in tre tempi: pre-stiramento, messa in tensione,r ilasciamento progressivo  e ritorno alla  posizione di partenza. E’ lo stesso paziente che si stira con le sue proprie contrazioni muscolari e che dosa la messa in tensione dei suoi differenti tessuti muscolari al fine di migliorare la qualità in estensibilità.
Lo stiramento dei muscoli del tronco deve essere mantenuto almeno 6/8 secondi, quello degli arti inferiori 10/12 secondi; il tempo di riposo tra i vari stiramenti è il doppio del tempo dello stiramento, ed il numero di ripetizioni è di 2 o 3 volte per esercizio.

Conclusioni.

Il  medico di medicina manuale deve insistere sull’importanza che  il paziente esegua gli esercizi a domicilio, consacrandogli almeno 10 minuti al giorno.
Questo tipo di auto-trattamento si adatta bene ai pazienti che soffrono di lombalgie sub-acute intermittenti recidivanti o di lombalgie croniche. In effetti la presenza di retrazioni muscolari dorso-lombari, così come una limitazione delle coxo-femorali sono dei fattori che favoriscono una lombalgia cronica; i muscoli spinali corti , responsabili della iperlordosi lombare, favoriscono la persistenza della lombalgia, così come una retrazione dei flessori dell’anca e  degli ischio-crurali provocano una disfunzione  della statica e della dinamica lombo-pelvica.

A cura di: Giovanni Asero

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