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Ascesso piogenico epatico conseguente a trattamento agopunturale e moxabustione

L’agopuntura è generalmente considerata tecnica alternativa ben accetta dal paziente, poco invasiva e naturale. Pur essendo efficace in molte patologie essa non è del tutto esente da effetti collaterali che però, in genere, sono lievi e temporanei (senso di bruciore nel punto di infissione dell’ago, dolenzia, svenimento e formicolio).

In letteratura sono state riportate  anche altre rare complicanze più severe come ascessi retro peritoneali, traumi tissutali, pneumotoraci, tamponamento cardiaco e lesioni di strutture nervose periferiche o del midollo spinale. La disattenzione inoltre verso la sterilità della procedura può essere inoltre responsabile di complicanze infettive (HIV, epatite, endocardite). Viene riportato il caso di un  paziente maschio di 69 anni che ha sviluppato un ascesso epatico dopo trattamento agopunturale e moxabustione. Il paziente riferiva un calo poderale consistente (9 kg nell’arco di un mese), piressia e nausea.

Non era presente alcun dato anamnestico di recenti interventi odontoiatrici, malattie respiratorie o gastrointestinali, patologie a carico del fegato o traumi recenti. Due mesi prima il paziente era stato sottoposto a trattamento agopunturale  e moxibustione addominale e somatica come cura dell’insonnia (3 sedute a settimana). Ad un mese dal trattamento il paziente aveva accusato nausea, piressia, calo ponderale e perdita di appetito.

In seguito all’esacerbazione della clinica il paziente accedeva all’ospedale; all’ingresso era presente piressia (38° C), PAO 120/80, FC 90/min, FR 23/min, subittero sclerale e modesti segni di anemia, non difficoltà respiratorie, addome trattabile modicamente disteso senza epato o splenomegalia, non soluzioni di continuità a livello della cute dell’addome. Tra gli esami ematochimici si rilevava leucocitosi (WBC 14,600/mm3, 70 % neutrofili), segni di anemia (HB 10,8 g/dl), alterazione della funzionalità epatica (AST 47 UI/L; ALT 54 UI/L; LDH 348 UI/L; bilirubina totale 1,68 mg/dl con 0,49 mg/dl di quota diretta), sierologia per epatite A, B e C negativa. Alla TAC addominale si evidenziava la presenza di ascessi multipli in entrambi i lobi epatici (diametro massimo di 10 cm, es. colturale positivo per Streptococcus intermedius, sensibili alla Clindamicina, Cloramfenicolo, Eritromicina, Penicillina e Vancomicina) (Fig. 1).

Il paziente veniva trattato conservativamente con Cefotaxime e Metronidazolo (dapprima, sostituita quindi con Cefotaxima in monoterapia) e drenaggio transcutaneo delle raccolte con il rapido miglioramento delle condizioni cliniche; è stato dimesso in 18° giorno di degenza con Cefpodoxima in terapia orale per 4 settimane; una TAC ambulatoriale di controllo eseguite 6 settimane dopo dimostrava la remissione dell’ascesso al lobo destro e la riduzione delle altre raccolte; il quadro radiografico si normalizzava dopo 5 mesi (Fig. 2).Gli ascessi epatici non sono di frequente riscontro ma sono potenzialmente fatali e sono conseguenti in genere a colangiti, batteriemie, colecistiti, ascessi dentari, da traumi penetranti o perforazioni intestinali.

L’agopuntura addominale è una metodica  poco invasiva che normalmente non ha effetti collaterali se non lievi. Dal momento che non è stato possibile ritrovare altra causa, nel caso riportato, l’agopuntura sull’addome ha verosimilmente dato luogo ad una batteriemia transitoria con inseminazione epatica e conseguente sviluppo di raccolte ascessuali. Viene stigmatizzata pertanto la necessità di impiegare una tecnica di infissione degli aghi quanto più antisettica possibile.

Eun Jung Choi, Sangyeoup Lee,Dong Wook Jeong, Young Hye Cho, Su Jin Lee, Jeong Gyu Lee, Yun Jin Kim, Yu Hyun Yi, Ji Yong Lim,Pyogenic Liver Abscess Following Acupuncture and Moxibustion Treatment. KOREAN J FAM MED. 2013 SEP;34(5):364-8.

A cura di: Mario Biral

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