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DOLORI ACUTI O CRONICI NEL MAL DI SCHIENA

Questa classificazione del dolore acuto o cronico, nel mal di schiena,trae il suo interesse nel fatto che la durata del dolore è un elemento di prognosi importante.
Una grande maggioranza di dolori acuti guariscono in modo spontaneo in qualche settimana; al di là di tre mesi le possibilità di guarigione diminuiscono e proporzionalmente il costo medico e sociale aumenta; tutto ciò è la base del modello biopsicosociale di Waddel.
Si tratta di una modellizzazione della lombalgia fondata sulla separazione acuto-cronico, che dimostra che trattasi di malattie potenzialmente differenti.
Questo modello insiste sul fatto che il dolore cronico deve essere analizzato in termini di incapacità (l’incapacità lombalgica) più che di dolore e sul ruolo dei fattori psicosociali nel passaggio allo stato cronico.

DOLORE ACUTO
Il dolore acuto non evolve oltre i tre mesi; alcuni parlano di dolore sub-acuto fino ai sei mesi.
Il termine acuto deve essere dunque inteso nel senso di recente e non in quello di un evento doloroso intenso e violento.
Waddel considera i dolori acuti come il risultato di una disfunzione ligamentosa e muscolo-aponevrotica, dall’evoluzione spontaneamente favorevole.

DOLORE CRONICO
Un dolore diventa cronico quando oltrepassa i tre mesi di evoluzione.
Il modello biopsicosociale insiste sull’importanza dell’incapacità, che diventa elemento dominante più che il dolore.
Questa incapacità è largamente legata ad un disturbo del comportamento, dettato da false certezze sul mal di schiena e da una paura irrazionale di dover soffrire,legata questa a dei fattori psicologici e sociali; questi fattori di rischio di passaggio alla cronicità e dunque di prosecuzione della lombalgia sono stati identificati sotto il nome di Yellow Flags (bandiere gialle).
La loro presenza richiede da parte del medico una presa in carico dell’ammalato più attenta.

Il modello psicosociale ha sicuramente permesso una migliore comprensione dell’incapacità del paziente lombalgico; l’importanza dei fattori psicologici e sociali sulla cronicità è largamente dimostrata e tenerne conto diventa assolutamente indispensabile.
Tuttavia il modello di Waddel non assicura una completa comprensione della patologia del dorso;
è validata per le lombalgie ma non è rivolta alla comprensione né delle cervicalgie né delle radicolalgie.
Per altro bisogna anche considerare che la lombalgia cronica interessa un numero ristretto di pazienti.
Infine questo modello trascura le possibili lesioni vertebrali che, quando presenti, sono un innegabile fattore di cronicità.

A cura di: Giovanni Asero

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