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LA PROGRAMMAZIONE NEUROLINGUISTICA (PNL) NELLA TERAPIA DEL DOLORE CRONICO: MODALITA’ OPERATIVA IN UN CASO DI NEVRALGIA ATIPICA DEL GLOSSOFARINGEO

La Programmazione Neurolinguistica (PNL) è un modello del comportamento e della comunicazione umani; è lo studio sistematico della struttura dell’esperienza soggettiva, finalizzato alla costruzione di una strategia globale per ottenere modificazioni a livello comportamentale (1, 2, 3).
La sua stessa denominazione: programmazione neurolinguistica indica il procedimento utilizzato dall’individuo per codificare, trasferire, guidare e modificare il comportamento.
Non è una teoria, non si fonda su principi  bensì è un modello immanentemente operativo che non si preoccupa di concetti di verità ma di descrivere dettagliatamente struttura e processo di qualsiasi attività concettuale umana.
E’ la sistematizzazione operativa di procedure che inconsapevolmente, vengono utilizzate dai cosiddetti “modelli di eccellenza”, medici o psicoterapeuti a cui viene riconosciuto, universalmente, il tocco terapeutico.
L’impiego della PNL nella terapia del dolore (4) è del tutto preliminare e da codificare; queste esperienze iniziali sembrano indicare che, modificando con procedure adeguate la rappresentazione mentale dell’esperienza dolorosa vissuta sino a al momento attuale, si esita nella modificazione della coloritura affettiva dell’esperienza dolorosa presente,  arrivando così a condizionare la risposta effettrice al dolore; in ultima analisi, si modifica il comportamento doloroso. Più che la componente sensitivo-discriminativa del dolore, sembrerebbe modificarsi la componente affettivo-motivazionale, utilizzando quindi a  vantaggio del paziente i suoi processi centrali di controllo.
Caso clinico.
L.T., sesso femminile, 55 anni di età, inviatami dai colleghi neurologi con diagnosi di “Nevralgia atipica del glossofaringeo”
Non si registra nulla di rilevante nell’anamnesi algologica familiare o remota.
La paziente afferma che, un anno prima, dopo estrazione del secondo molare superiore destro per granuloma apicale, inizia una sintomatologia parestesica accessuale all’intero lato dx della lingua. Con il tempo detta parestesia ha assunto la connotazione dolorosa.
La sintomatologia viene esacerbata dalla fonazione delle consonanti gutturali, l’esame obbiettivo evidenzia un punto trigger nel massetere dx ed uno nella guancia dx; la stimolazione di detti punti provoca un accesso della parestesia ed un accesso doloroso anche al capo.
Pur essendo coinvolto nello scatenamento anche il trigemino e anche se non si reperisce il classico trigger al pilastro palatino, viene confermata la diagnosi di nevralgia atipica del glossofaringeo.
La sintomatologia compare verso fine mattinata, ed aumenta con il passare delle ore.
In cica sei mesi, prima di approdare alla PNL, vengono effettuati i seguenti trattamenti terapeutici:
-blocco dei punti trigger con anestetico locale;
-carbamazepina ed altri anticomiziali;
-amitriptilina;
-baclofene.
Ogni trattamento ha attenuato il sintomo per un breve periodo ed in misura insoddisfacente; solamente l’associazione fra amitriptilina e baclofene è riuscita a determinare un miglioramento sensibile della sintomatologia per circa due mesi che, successivamente lentamente, è receduto.
Viene deciso di intraprendere un trattamento con PNL.
La paziente viene presa in carico da un unico terapeuta, che esegue nuovamente l’anamnesi operando il ricalco della paziente.
Il ricalco è una base  fondamentale della PNL, tramite detta tecnica il paziente si sente rispecchiato dal terapeuta che ne riproduce il comportamento e lo stato emotivo; serve, quindi, ad instaurare un rapporto di fiducia per ottenere quelle informazioni di carattere privato che normalmente vengono rivelate con difficoltà.
La notevole profondità del rapporto favorisce anche il successivo momento fondamentale della PNL: la guida, in cui il paziente è disponibile a rispondere agli stimoli del terapeuta, invece di difendersi.
Con una certa riluttanza, dettata dalla paura di non essere creduta, la paziente riferisce che il suo sintomo si evidenzia quando ripensa ad una esperienza molto spiacevole occorsale due anni prima.
IL figlio le aveva comunicato piuttosto brutalmente la propria intenzione di separarsi dalla moglie.
Pensando alle ripercussioni negative che tale fatto avrebbe potuto avere sulla nipotina, la paziente aveva sofferto di un attacco di panico.
E’ residuata una sindrome ansiosa per cui ha iniziato dopo due mesi una terapia con benzodiazepine.
L’anno successivo, dopo l’estrazione dentaria si è instaurata la parestesia dolorosa che si manifestava quando ripensava all’episodio del figlio; purtroppo era un pensiero che si ripresentava più volte al giorno.
Nella prima seduta si esegue la dissociazione visivo/cenestesico solitamente utilizzata per il trattamento rapido delle fobie con l’obbiettivo di disorganizzare il ricordo dell’episodio ansiogeno. La procedura riesce parzialmente poiché la paziente la esegue con fatica.
Nella seduta successiva, in cui la paziente presentava un accesso doloroso, sono state utilizzate le sottomodalità (5)
La paziente visualizzava la sua sensazione di sofferenza come immagine; vedeva il proprio volto su uno sfondo bleu in cui la zona di parestesia dolorosa della lingua risaltava come una macchia di colore marrone.
Si fa elaborare alla paziente questa immagine mutando, il colore dello sfondo da bleu a rosa pastello (il suo colore preferito), ed il colore della macchia da marrone al colore della cute normale.
Dopo aver eseguito tale procedimento il dolore è scomparso ed è rimasto assente sette giorni, sino alla seduta successiva nella quale è stata riproposta alla paziente la dissociazione visivo/ce nestesica sull’episodio scatenante. Dopo aver eseguito con successo questa terapia, che solitamente viene impiegata nel trattamento delle fobie, anche se la paziente ripensava all’episodio ansiogeno questo risultava completamente svuotato di una tale valenza. Il dolore è definitivamente scomparso.
Sono state necessarie altre due sedute in cui si è lavorato con le sottomodalità per consolidare il risultato.
La paziente afferma di essere senza dolore e molto più tranquilla.
A distanza di 8 mesi dalla fine della terapia sono da segnalare due recidive del dolore.
La prima dopo due mesi e mezzo in concomitanza ad un trauma contusivo alla spalla dx. Una terapia antiinfiammatoria protratta per 5 giorni ha estinto sia il dolore somatico sia quello nevralgico.
La seconda dopo circa 5 mesi scatenatasi in concomitanza della separazione di una coppia di amici dopo 25 anni di matrimonio;
Due sedute di PNL sono state sufficienti ad estinguere detta riacutizzazione.

CONCLUSIONI
Il caso esposto permette di ipotizzare come, sia un input doloroso somatico (trauma alla spalla), sia un pensiero stressante in misura avversiva (separazione del figlio o degli amici) comporti un abbassamento della soglia del dolore o un aumento dell’eccitabilità centrale tale da smascherare un dolore.
La rimozione di tali spine irritative psicologiche con la PNL permetterebbe di curare stabilmente questo tipo di pazienti.
Le caratteristiche principali della PNL sono tre:
-La valorizzazione delle capacità creative ed organizzatrici della mente inconscia; considerazione che porta a confidare nelle risorse del cervello umano.
-L’individuazione e lo studio analitico dei processi sensoriali tramite cui l’individuo organizza al suo interno le informazioni provenienti dalla realtà esterna, integrandole con quelle già esistenti, e la descrizione delle strategie di decodificazione che influenzano i comportamenti manifestati in risposta agli stimoli.
-L’organizzazione di un sistema di strategie terapeutiche  semplici basate sulla capacità del terapeuta di entrare in rapporto privilegiato con l’emisfero non dominante del paziente.
L’obbiettivo che si pone i programmatore neurolinguistico è di guidare il paziente ad una ristrutturazione funzionale delle sue strategie interne per favorire il raggiungimento della méta terapeutica.

BIBLIOGRAFIA

1)BANDLER R., GRINDER J., La struttura della magia.
Ed.Astrolabio, 1981.
2)DILTS R., GRINDER J., BANDLER R., BANDLER L.C., DeLOZIER J., Programmazione neurolinguistica. Ed.Astrolabio, 1982.
3)BANDLER R., GRINDER J., La metamorfosi terapeutica. Ed.Astrolabio,1980.
4)CECCHERELLI F., VAROTTO E., ALTAFINI L., STEFECIUS A., GIRON G.P., La programmazione neurolinguistica (PNL) nell’approccio al dolore cronico.
Atti del XIII Congresso Nazionale AISD, Copanello, 25-27 maggio 1990, a cura di B.Amantea, Monduzzi Editore, Bologna, pp. 17-24.
5)BANDLER R., Usare il cervello per cambiare.
Ed.Astrolabio, 1986.

A cura di::Francesco Ceccherelli

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