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MAL DI SCHIENA E RIPOSO A LETTO

Il riposo a letto per il paziente affetto da lombalgia e sciatica acuta è stato per molto tempo considerato il primo trattamento da instaurare; per molti anni, in passato ,si  è consigliato il riposo a letto (meglio se con piano duro,e di almeno 15 giorni)come primo rimedio.Recenti studi,al contrario, mostrano  come questo approccio terapeutico risulti più nocivo che utile.
Si è dimostrato infatti come i pazienti lombalgici allettati guariscono più lentamente, riprendono il lavoro più tardivamente e soffrono più spesso di recidive. Infatti l’immobilità è nociva per i dischi e i muscoli, che vanno incontro a  fenomeni di irrigidimento e di atrofia, ma soprattutto provoca reazioni di tipo psicologico, quali disadattamento ed aumento dell’intolleranza al dolore, e non ultimo, l’aumentato rischio di flebite.
E’ indicato il riposo a letto e per poco tempo, solo quando il paziente soffre della sua lombosciatalgia  nella posizione in stazione eretta prolungata; negli altri casi bisogna insistere invece sull’importanza di continuare le attività motorie abituali, che indiscutibilmente determinano un miglioramento della lombalgia.
L’immobilizzazione a letto così come la contenzione con cinture lombari o con corsetti rigidi, sono stati considerati come dei rimedi che dovevano favorire la cicatrizzazione di una lesione disco-radicolare, evitando così il movimento che veniva  considerato  nocivo e doloroso.
Le cinture e i corsetti sono stati accusati o di immobilizzare troppo la colonna, provocando ipotrofia muscolare ,o al contrario di non immobilizzarla efficacemente.Questa perdita del tono e del trofismo muscolare non è stata mai dimostrata. I corsetti e le cinture non mettono a riposo i muscoli dorsali e addominali, che in ogni caso non sono i veri muscoli di sostegno della colonna, poiché questa viene mantenuta eretta grazie all’azione dei muscoli posturali, che contenzione o no, continuano a lavorare.Quindi se si determina atrofia muscolare , è la lombalgia stessa ad esserne responsabile e non la cintura di contenzione.
Le cinture lombari agiscono con un effetto propriocettivo del rachide e di compressione addominale, che determina diminuzione della pressione intradiscale.Sono efficaci soprattutto quando vengono indossati durante le attività quotidiane che risultano dolorose, quali le attività domestiche abituali, la guida dell’auto,il giardinaggio, ecc. ecc. Sono facili da indossare e da portare e sono ben apprezzati dai pazienti.
I corsetti rigidi ,invece agiscono come una sorta di tutore che immobilizza (almeno parzialmente) il segmento mobile,  facendo così diminuire il dolore ,ma soprattutto permettendo  così la cicatrizzazione di una fissurazione dell’anulus  o di una discopatia infiammatoria; ricordiamo infine che l’indicazione primaria del  corsetto rigido è la lisi istimica dolorosa; in questo caso deve esser indossato almeno 10 ore al giorno (idealmente dal mattino alla sera) per almeno 4 settimane.Lo svezzamento dovrà avvenire progressivamente nell’arco di qualche giorno.

A cura di Giovanni Asero

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