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RIFLESSIONI SULLA PROIEZIONE CEFALICA DELLA SOFFERENZA DEL RACHIDE CERVICALE

Abbiamo scoperto nel 1974/75 la “Medicina Ortopedica” alla scuola di Robert Maigne, nel corso di un Attestato di Studi Speciali in Medicina Fisica e Terapie Manuali applicate alle affezioni del rachide e degli arti, all’Hotel-Dieu di Parigi, che sarebbe diventato più tardi, uno ( il primo) dei D.I.U. di Medicina Ortopedica e Terapie Manuali, e poi ,sotto l’impulso del Sindacato di Medicina Manuale Osteopatica di Francia, uno dei primi D.I.U. di Medicina Manuale-Osteopatia.
Particolarmente attratti dall’espressione cefalalgica del Disturbo Intervertebrale Minore (DIM) C2-C3,abbiamo pensato di farne nostro soggetto di tesi. Robert Maigne approvò il nostro progetto di ricerca e trattamento della Sindrome C2-C3 nel quadro delle cefalee croniche, potendo noi reclutare i pazienti nell’ambito di tre settori delle nostre attività, e cioè Reumatologia , Neurologia e Medicina Generale. Da cui questa tesi, della quale sono stato uno dei relatori nel 1977; da quel momento il nostro interesse per questo argomento non è mai diminuito, anzi si è esteso alle altre manifestazioni funzionali di quella che noi possiamo chiamare “Sindrome Disfunzionale Cervico-Occipitale”.
Le riflessioni annunciate dal titolo di questo articolo sono semplici e riflettono le basi della nostra pratica quotidiana. Esse scaturiscono da tanti anni di pratica di reumatologia “non infiammatoria”, che potremmo etichettare come “algologia osteo-articolare”.
Le sindromi C2-C3 che noi abbiamo trattato, ci sono state indirizzate proprio per questo dai colleghi, ma un importante numero di casi sono stati scoperti da un semplice interrogatorio clinico,responsabile di una sintomatologia, della quale il paziente non faceva più accenno, abituatosi com’era a sopportarla per non aver trovato risposte positive, sia sul piano diagnostico che terapeutico.
Rivalutando,in questi ultimi anni, il nostro lavoro in modo più sistematico, ci siamo resi conto che il 45% delle nostre consultazioni hanno comportato un trattamento manipolativo della giunzione C2-C3; abbiamo costatato inoltre che la maggior parte dei pazienti inviateci, soffrivano specificatamente di cefalee e disturbi dell’equilibrio.
Durante il periodo della nostra tesi, ci siamo interessati a quello che la letteratura ci poteva fornire riguardo le cefalee croniche, notoriamente apparentate alle emicranee o alle sindromi post-traumatiche. Inizialmente ci siamo basati su quello che Robert Maigne ci aveva insegnato riguardo ai rapporti tra la sofferenza sotto-occipitale articolare posteriore e le cefalee.
Nel quadro delle cefalee croniche R.Maigne ha proposto tre tipi di sintomatologia rapportabili alla sofferenza sotto-occipitale:
– Le cefalee cervicali, dissociabili topograficamente in occipitali, occipito-temporo-mandibolari e sopra-orbitarie
– Le emicranee cervicali
– La “sindrome cervicale”, che era in effetti sovrapponibile clinicamente alla “sindrome di Barré-Liéou”
A nostro avviso, se Barré non avesse basato la sua descrizione clinica di un ricca sindrome cervico-cefalica cronica su una sofferenza simpatica improbabile, la sua sindrome sarebbe rimasta attuale; si è semplicemente sbagliato del meccanismo fisiopatogenetico. Oppure è stato indotto in errore dagli esami radiografici che (purtroppo ancora attualmente) sono accusatori di una artrosi cervicale che predomina sempre nella regione cervicale medio-inferiore.
Questa sindrome di Barré-Liéou è molto ricca perché comprende le cefalee che noi attribuiamo al rachide cervicale, dei disturbi dell’equilibrio, anche con componente rotatoria, degli acufeni e altre manifestazioni ORL, delle anomalie visive funzionali, delle perturbazioni dell’efficienza intellettiva….
E’ la sindrome di Barré-Lieou, che anche se non se ne parla più (malgrado venga citata sempre) influenzerà il resto di questa relazione.
In effetti ,se la spiegazione fisiopatologica è stata a giusto titolo respinta, se il nome della sindrome fa parte solo della storia della Medicina, i sintomi restano e sono riscontrabili quotidianamente.
I pazienti che noi abbiamo visto e trattato in C2-C3 presentavano certi criteri :
– esistenza di un DIM C2-C3 “reale” corrispondente ad un esame palpatorio accurato, e non generatore di falsi positivi.
– coesistenza con questo DIM di una patologia dolorosa cefalica con topografia “compatibile”, e con manifestazioni facenti parte della sindrome cervicale (soprattutto disturbi dell’equilibrio).
– tutto ciò tenendo conto delle intricazioni eziologiche le più diverse, tra cui il terreno emicranico….
All’inizio abbiam dovuto escludere tutti i casi che presentavano bilateralità tra il dolore cefalico o cervico-cefalico da una parte ed il punto articolare posteriore (PAP) principale in seno al DIM sotto-occipitale. Ben inteso abbiamo tenuto conto delle contro-indicazioni cliniche abituali, e quelle biologiche e radiologiche note a tutti i medici che praticano terapie manuali, e in alcuni casi siamo stati particolarmente cauti:
– nei casi con sintomatologia recente, anche se tipicamente legata a un DIM, siamo stati prudenti: le sofferenze articolari posteriori latenti sono tante e non chiedono che di esteriorizzarsi in caso di sopravvenuta patologia regionale e/o anche generale.
– le cefalee quotidiane non sono teoricamente quelle della sindrome cervicale classica . Se recenti esse possono rivelare una patologia organica intra-cranica o una patologia generale concomitante al DIM C2-C3 . Nel quadro di una cefalea cronica esse suggeriscono un inquadramento di tipo psicogeno che richiede estrema prudenza nella presa in carico terapeutica.
– infine, una cefalalgica cronica che manifesta, un giorno, una modificazione del ritmo, del tono e dell’impatto generale delle sue cefalee necessita di una revisione diagnostica.

Dr. Jean-Louis Garcia – Nancy
Presidente della Sofmmoo (Società Francese di Medicina Ortopedica e Manuale)

A cura di Giovanni Asero

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