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RIFLESSIONI SULLA PROIEZIONE CEFALICA DELLA SOFFERENZA DEL RACHIDE CERVICALE ( SECONDA PARTE)

Sul piano biomeccanico,si può dire (come R.Maigne affermava) che, per convenzione, la giunzione cervico-occipitale è centrata sul segmento mobile C2-C3. E’ il primo segmento mobile completo, sia dal punto di vista anatomico che funzionale, al di sotto del cranio; i livelli soprastanti sono destinati principalmente alle funzioni di estensione-flessione (occipite-C1) e rotazione (C1-C2).
Sul piano clinico è soprattutto a livello di C2-C3 che si ha la reale possibilità di palpare,in maniera ideale,i massicci articolari posteriori.
Il livello C2-C3 deve essere considerato come il “porta parola” delle disfunzioni dei livelli articolari sovrastanti..
Non ci dilungheremo sul ruolo dei meccanocettori articolari posteriori nei disturbi dell’equilibrio,specialmente per la regione cervicale superiore, perché riteniamo che ogni medico di Medicina Manuale conosce appieno, e per le stessa ragione non ritorneremo sui fini rapporti conosciuti tra i primi tre nervi cervicali, il trigemino ed il sistema simpatico cervico-cefalico.
Ricordiamo infine come gli studi di Peritz, Kellgren, Cyriax e soprattutto quelli di J.Travell hanno provato come delle zone mialgiche cervicali possano dare proiezioni dolorose verso il cranio e la faccia.
Una prima tappa dell’esame sistematico del rachide comporta lo studio della sua mobilità espressa sullo “schema a stella” di R.Maigne e Y.Lesage .
Per il rachide cervicale, l’esame della mobilità attiva si farà sul paziente seduto e sarà “assistito”, cioè guidato,testato in maniera gentile e prudente nel movimento di fine corsa articolare, da parte dell’esaminatore.
La mobilità passiva invece, si potrà apprezzare meglio con il paziente in decubito supino,che ci permette di ottenere il migliore rilasciamento muscolare,e quindi minore resistenza, tenendo presente che, per la giunzione cervico-occipitale, l’asse di mobilità più importante da esplorare è quello della rotazione.
L’esame palpatorio è l’atto diagnostico più importante perchè ci permette di ricercare il solo elemento rilevatore di un disturbo intervertebrale minore (DIM), che è la sofferenza articolare posteriore, specialmente per il livello C2-C3 ed eventualmente C3-C4. Palpatoriamente si potrà apprezzare una sorta di tumefazione, nettamente percettibile della dimensione di un piccolo nocciolo di ciliegia.
La corretta palpazione del rachide cervicale si esegue seduti alla testa del paziente disteso sul lettino, ponendo le nostre dita parallele all’asse del rachide,per meglio adattarsi alla lordosi fisiologica della cervicale. Per “sentire” questa tumefazione dolorosa articolare posteriore non bisogna affondare con forza la punta delle dita nella fossa sotto-occipitale , ma al contrario con un contatto leggero bisogna mobilizzare i tegumenti eseguendo un leggero massaggio di va e vieni che permette immediatamente di far decontratturare i muscoli sottostanti.
E’ a questo punto che si può percepire sotto le dita questa tumefazione , che prova l’esistenza della sofferenza articolare posteriore, senza bisogno di provocare dolore.
In seguito una palpazione un po’ più spinta deve fare sentire al paziente un dolore immediato dal lato del DIM , mentre che , palpando con la stessa forza non si ottiene dolore dal lato opposto.
Infine la palpazione si eseguirà a paziente seduto; in questo caso le dita dell’operatore saranno perpendicolari al rachide, usando sempre dolcezza e prudenza.
Solo dopo questo tipo di palpazione sistematica del rachide cervicale ,si passerà alla ricerca dei segni tipici ,satelliti di un DIM, che costituiscono la sindrome cellulo-teno-periosteo-mialgica di R.Maigne (SCTM).

Dr. Jean-Louis Garcia
Presidente della SOFMMOO ( Società Francese di Medicina Manuale Ortopedica e Osteopatica)

A cura di Giovanni Asero

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